Scuola italiana “Pietro Della Valle”

 
 
Quaderno di traduzione

"Quaderno di traduzione
Alda Merini"

La genesi del lavoro qui presentato risale all'estate del 2005, quando, discutendo sulla limitata diffusione delle opere di poeti italiani contemporanei in Iran, si decise di promuoverne la conoscenza attraverso la traduzione di selezioni antologiche di voci nuove del panorama poetico nostrano. La scelta della poetessa Alda Merini si deve all'idea dell'ambasciatrice, signora Francesca Toscano, che fin da subito ha sostenuto con entusiasmo il progetto avviato, partecipando anche alla riunione di apertura del neonato gruppo di lavoro, e ha fornito validi spunti di riflessione, nonché supporto organizzativo, mettendo a disposizione antologie e materiali critici difficilmente reperibili in loco.

Il lavoro preparatorio è consistito nella selezione delle poesie da tradurre. Dopo una prima scrematura, sulla base del gradimento estetico e delle preferenze individuali, si è proceduto ad una ulteriore selezione seguendo i criteri della rappresentatività e dell'interculturalità. Si voleva infatti illustrare l'intero percorso artistico della poetessa e, nello stesso tempo, offrire una selezione che fosse non solo accessibile ad un pubblico con riferimenti culturali diversi da quelli italiani, ma anche vicina alle corde emotive dei lettori persiani. Di conseguenza sono state escluse dalla prima scrematura le poesie che riportavano riferimenti poco comprensibili o potenzialmente offensivi per la cultura di destinazione. Tutte le poesie tradotte sono riconducibili alla raccolta poetica Fiore di poesia 1951-1997 (Einaudi 2005), opera che meglio di ogni altra dà conto dell'evoluzione della poetessa e che, nello stesso tempo, privilegia le poesie della prima produzione letteraria, caratterizzate, a giudizio dei critici, da un originalità inventiva superiore a quella di produzioni più recenti.

Per quanto riguarda l'autrice, non servono forse presentazioni, dato che la poetessa Alda Merini è già nota al vasto pubblico italiano per le numerose apparizioni televisive, oltre che per le tristi vicende personali. Tuttavia, la popolarità mediatica non ha avuto alcun peso nella scelta dell'autore con cui dare avvio al progetto di traduzione. Hanno invece pesato altre motivazioni. Prima di tutto il misticismo profondo della poetessa la rende particolarmente vicina alle corde della sensibilità persiana, la cui cultura è permeata dall'opera di poeti mistici quali Rumi, Hafez, Saadi. Inoltre, la poesia è in Iran un genere letterario che gode di una popolarità inusitata, soprattutto se paragonato al pubblico di nicchia fruitore di questo genere letterario in Italia. Non è stato secondario nella scelta il fatto che si tratti di una intellettuale donna, in un ambito culturale che è quasi esclusivo appannaggio dell'universo maschile, sia in Italia che in Iran.

Una volta risolto il problema della selezione dell'autore e dell'opera, si trattava di scegliere i traduttori. Fin da subito l'idea è stata quella di creare un contesto collaborativo, piuttosto che di attribuire a una o più persone un lavoro da svolgere in completa autonomia. Si voleva infatti creare un ambiente che fosse nello stesso tempo produttivo e auto-formativo. La costituzione di un ‘laboratorio' di traduzione di poesia italiana in persiano ha risposto quindi ad una duplice necessità. Da un parte vi era l'esigenza di incentivare la conoscenza della poesia italiana contemporanea presso il pubblico iraniano, per tradizione sensibile e attento verso questo genere letterario, e, dall'altra, la necessità di formare docenti e studenti di italiano particolarmente dotati, nella traduzione di un genere più trascurato e meno noto rispetto a quello narrativo o saggistico. Il contesto era ed è sicuramente ricettivo nei confronti delle problematiche della traduzione grazie alla presenza di due università che offrono un corso di laurea in italiano – in letteratura nel caso dell'Università Statale e in traduzione all'Università Azad Eslami. Un discreto numero di insegnanti di italiano delle due università si occupa di traduzione di testi italiani in persiano ma il genere privilegiato è solitamente quello narrativo. Esistono alcune traduzioni di classici della poesia italiana, ma gli autori contemporanei non hanno ancora ricevuto l'attenzione che meritano. Vi sono inoltre alcuni studenti di italiano particolarmente dotati che potrebbero trarre grande beneficio formativo dalla costituzione di un gruppo di lavoro finalizzato alla traduzione poetica con modalità di scambio e di confronto delle idee.

Il laboratorio di traduzione poetica è dunque nato con l'intento di diffondere la conoscenza della poesia italiana contemporanea presso il pubblico iraniano, sensibilizzare alla problematiche della traduzione poetica quanti già operano come traduttori di prosa e studenti di italiano capaci e sensibili, e sviluppare modalità laboratoriali, di confronto delle idee e di formazione tra pari nelle università che offrono un corso di laurea in italiano.

Il gruppo di studenti e di docenti persiani che ha costituito il primo nucleo del laboratorio di traduzione poetica è formato da tre docenti e due studenti che si sono riuniti con cadenza settimanale per alcuni mesi. Si tratta di un gruppo aperto che, si spera, si arricchirà di nuovi partecipanti, nello spirito della formazione continua, con l'avvio di un nuovo progetto di traduzione. La scelta dei traduttori che fanno parte del gruppo di lavoro ha risposto in primo luogo ad una esigenza di formazione di esperti nella traduzione di opere poetiche dall'italiano al farsi. Per quanto due dei componenti del gruppo abbiano già al proprio attivo traduzioni pubblicate in Iran, nessuno ha esperienze specifiche nella traduzione di opere poetiche, e questo è stato uno dei criteri di selezione del gruppo, data la funzione auto-formativa del laboratorio. Hanno invece pesato la sensibilità per le tematiche trattate, l'elevata competenza linguistica, la disponibilità a lavorare in équipe e al confronto costruttivo nella ricerca di soluzioni condivise. Il termine ‘laboratorio di traduzione' mette infatti in luce le modalità con cui si è voluto operare: il laboratorio è luogo della creatività, ma anche della condivisione e della formazione. Per questo motivo i partecipanti si sono impegnati a lavorare in èquipe, sottoponendo al gruppo i risultati del proprio lavoro, scegliendo insieme le soluzioni stilistiche e lessicali più appropriate e discutendo sulle possibili interpretazioni testuali. In questo modo le riunioni sono diventate occasione di formazione, oltre che di confronto e di arricchimento reciproco.

Per quanto riguarda il risultato finale, che gli esperti hanno voluto rispettare il più possibile nello spirito originario, si tratta con ogni probabilità di lavori talvolta acerbi e perfettibili, ma sicuramente in sintonia con i principi che hanno animato il percorso: il confronto delle idee, la condivisione di soluzioni e la discussione critica.

Ma il lavoro non avrebbe potuto essere completato senza l'aiuto competente di esperti esterni che in vario modo hanno contribuito con i loro suggerimenti e giudizi estetici al miglioramento del prodotto finale. E' quindi doveroso ringraziare quanti, con grande disponibilità, hanno prestato il loro aiuto: dal poeta Mahmood Motaghedi, alla professoressa Firuse Mohager, al poeta Shams Langaroudi.

Un ringraziamento è dovuto all'Ufficio Diritti della casa editrice Einaudi e all'agente della poetessa Alda Merini che, dimostrando grande sensibilità e apertura culturale, hanno concesso la liberatoria per la pubblicazione in Iran dei testi tradotti.

Infine, il nostro plauso va al gruppo di lavoro, costituito da Arezu Eghtedari, Hanieh Inanloo, Iman Mansub Bassiri, Camelia Rafatnejad, Antonia Shoraka, per aver lavorato con grande impegno e spirito di collaborazione, prestando gratuitamente il loro tempo e la loro opera di traduttori. Grazie al lavoro e alla disponibilità di quanti hanno creduto nel progetto, lavorandoci in prima persona o contribuendo in vario modo alla sua riuscita, è stato possibile realizzare una piccola cosa che può servire a far conoscere l'Italia in Iran e l'Iran all'Italia.

Il coordinatore del laboratorio
Edoardo Menegazzo

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