Scuola italiana “Pietro Della Valle”

 
 

"L'italiano in piazza"
Settimana della Lingua italiana nel mondo

 

Scuola Italiana di Tehran "Pietro della Valle"
20-24 ottobre 2008

In occasione della "Settimana della lingua italiana ", dedicata alla riflessione ed allo studio di alcuni periodi della storia della lingua italiana, la scuola italiana di Teheran "Pietro della Valle" ha deciso di promuovere un'iniziativa che ha previsto il coinvolgimento di alcuni professori della scuola.
Gli interventi raccolti in questa pubblicazione sono il risultato di tali contributi, riflessioni di "viaggiatori" a metà tra due o più mondi, portatori di culture ed esperienze formative e personali differenti, che hanno dato luogo ad un confronto originale sul tema della "Piazza".
Le "piazze", simboli per eccellenza di città e centri storici italiani, anche dei più remoti, testimoniano delle diverse visioni del mondo che ogni epoca storica ha lasciato dietro di sé, nella pietra e nell'immaginario degli uomini che l'hanno vissuta, consegnando ai nostri sguardi contemporanei una sorta di  "stratificazione di civiltà", risultato del continuo rimodellarsi e ridefinirsi dello spazio/tempo.
Le piazze hanno inoltre rappresentato il cuore delle città, il centro dell’autorità religiosa e politica, il luogo dove le persone camminano e si incontrano: il termine " piazza" significa dunque partecipazione popolare. Espressioni quali "avere la piazza contro o a favore" sono orami entrate nel linguaggio corrente.
I "viaggiatori in bilico tra due o più culturale" ai quali la scuola italiana di Teheran, fedele alla sua natura multiculturale, ha dato voce, ci accompagnano in questo viaggio alla scoperta della piazza italiana del passato e del presente, portandoci ad ascoltare ed analizzare per esempio, i versi del poeta faber, Dante, "non più solo nella sua bottega provenzale, ma forte della piazza italiana ed europea" (Antonello Rosson); oppure ci propongono un affascinante confronto tra le piazze più famose di Firenze e quelle di Isfahan, creando un ponte ideale che collega due città famose per la loro bellezza e i due mondi che rappresentano, quello occidentale e quello orientale, più vicini di quanto si sia portati a pensare oggi (Afshin Raoufi).
La storia raccontata da Marco Ferrentino, ci proietta invece nell'atmosfera buia e tormentata della città medievali dopo il collasso dell'Impero Romano d'occidente, e ci riporta alla memoria  "i pali delle forche e dei roghi, le gogne e le gabbie" destinati ai prigionieri e agli eretici.
Con il passare del tempo e scendendo verso le regioni meridionali della penisola italiana la piazza si trasforma da teatro del "Trionfo della Morte" in palcoscenico della Commedia dell'Arte, la quale, con la sua satira sociale beffarda e irriverente, conquista l'ammirazione delle corti europee.
Lasciandoci alle spalle le piazze dei luoghi antropologici e cioè identitari, storici e relazionali, entriamo, con il prezioso contributo della prof.ssa Paola Paraluppi, nelle piazze contemporanee ormai simili e omologate, con i medesimi negozi e ristoranti, incentrate nella dimensione presente dove le persone transitano velocemente, "consumano", ma dove nessuno abita, in breve, nel non luogo secondo la definizione dell'antropologo francese Marc Auge'.

                                                                           Germana Rivi Bradanini

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